La "relativitÓ" di Einstein
A.Einstein (Biblio,Links)concorda con i risultati di Schr÷dinger e Heisemberg, anche se non si accontenta del metodo indiretto statistico e continua a credere nella possibilitÓ di una teoria non probabilistica.

A.Einstein, con la "Teoria della relativitÓ", induce a considerare la realtÓ in cui viviamo, e che i fisici devono studiare, come uno spazio a quattro dimensioni, dove la quarta dimensione Ŕ costituita dal tempo ; e le quattro dimensioni non possono essere considerate separatamente.
In generale, con il concetto di "movimento" si intende il movimento di qualcosa rispetto ad un’altra cosa, presa come punto di riferimento; quest’ultima pu˛, per˛, essere in movimento a sua volta. Lo spazio e il tempo sono relativi perchÚ dipendono dal movimento del sistema di coordinate utilizzato (Teoria della relativitÓ ristretta) ; dipendono, inoltre, dalla presenza e dai valori dei campi gravitazionali che influenzano il sistema di coordinate (Teoria della relativitÓ generalizzata) (Biblio,Links) .

Queste teorie mettono in crisi un presupposto fondamentale della scienza : che esperimenti in condizioni identiche portino a risultati identici. Non possiamo, infatti, considerare uniformi e costanti lo spazio e il tempo, ed un esperimento Ŕ precisamente localizzato nelle sue coordinate spazio-temporali. Ci˛ fa vacillare, a livello epistemologico, l’idea di una scienza che scopre leggi eterne, evidenziandone invece la dipendenza dalla storia del mondo fisico e, ad un secondo livello di riflessione, dalla storia della scienza. Viene cosý negata la acritica assunzione di teorie e risultati passati, che aveva permesso la continua accumulazione delle scoperte scientifiche.
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Relativity (28 KB)
RelativitÓ - M.C.Escher (Links) - litografia 1953
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Einstein (Biblio,Links) Ŕ convinto della necessitÓ ed inseparabilitÓ della teoria astratta, da una parte, e della verifica empirica dall’altra ; ma, alla stregua di Heisemberg , egli considera la realtÓ fisica dipendente dall’osservatore, perchÚ i nostri sensi sono indiretti e necessitano della speculazione (soprattutto per considerare scale micro e macroscopiche). Le concezioni del "reale fisico" non sono mai definitive ; la storia della fisica ne mostra, anzi, cambiamenti talvolta rivoluzionari ; i concetti e i principi che costituiscono il fondamento assiomatico della fisica sono, in ultima istanza, creazioni libere (fittizie!) dello spirito umano, non derivabili a priori nÚ dalla natura di tal spirito umano nÚ dall’esperienza.

Questi cambiamenti del metodo e dei presupposti della fisica hanno avuto ripercussioni sul metodo e sui presupposti di altre discipline e, soprattutto, sulla concezione sociale della scienza in generale, oltre che nel dibattito epistemologico contemporaneo.